La prima volta in Ungheria

Era il mese di luglio del 1970 ed avevo poco più di venti anni quando ricevetti dall’Istituto Orientale di Napoli una borse di studio per frequentare i corsi di lingua ungherese presso l’Università di Debrecen. Partenza in treno da Napoli con il mio unico collega Adolfo D.B.. Faceva molto caldo! Il viaggio era in due parti: la prima da Roma a Vienna e la seconda da Vienna a Budapest. Viaggio normale fino a Venezia quando salì e si sistemo nel nostro scompartimento una ragazza austriaca. Non era ne bella ne brutta! Adolfo parlava qualche parola di tedesco mentre io parlavo bene solo il francese. Poche parole anzi quasi niente fino a Tarvisio dove fummo sorpresi da una tormenta. La temperatura si era improvvisamente abbassata tanto che la ragazza quasi tremava dal freddo. Io le cedetti la mia giacca mentre noi indossammo più magliette estive una sull’altra. Il problema era che la ragazza non aveva nulla da mangiare ed allora dividemmo con lei anche quel po’ di cibo che avevamo portato con noi. Ci sorrise e ringraziò con poche parole. Finalmente la notte era passata ma con stupore la ragazza giunti nei pressi di Vienna andò alla toilette portando con lei in suo piccolo bagaglio. Mi restituì la giacca ma non tornò più nello scompartimento anche se mancava oltre mezz’ora all’arrivo. La vedemmo scendere a Vienna ma non ci salutò nemmeno. Forse avrebbe dovuto anche ringraziarci ma evidentemente non lo ritenne opportuno.

A Vienna ci rifocillammo un po’ ma giusto un caffè ed un dolcetto e poi subito in taxi fino all’altra stazione da dove partivano i treni per Budapest dove arrivammo nel primo pomeriggio. C’eravamo informati di dove si trovasse l’Ufficio del Turismo giovanile Expressz. Dovevamo prendere un autobus e qui sorse il primo problema perché saliti sull’autobus che portava in centro chiedemmo dove potevamo acquistare i biglietti e tutti ci rispondevano mostrandoci la strada dicendo Trafik! Trafik! Ci guardammo in faccia e commentammo che non c’era affatto traffico e comunque eravamo abituati a quello di Napoli e quattro automobili non ci sembravano affatto un problema. Comunque qualcuno ci accompagnò al chiosco dove vendevano i biglietti che in ungherese si chiama Trafik. Comprati i biglietti arrivammo all’agenzia dove ci prenotarono una stanza al Collegio Karl Mark. Altro autobus ed infine sfiniti giungemmo alla nostra camera. Adolfo come me era stanco ed affamato. Si buttò sul letto e cominciò a dirmi: “Io non ci volevo venire, io non ci volevo venire!” Cercai di fargli capire che non l’avevo costretto io a venire ma ormai dava i numeri. Scesi in strada ed entrai in un negozio di alimentari dove comprai pane ed un bel pezzo di salsiccia bella morbida.

Tornai in camera e poiché Adolfo continuava a ripetere: “Io non ci volevo venire!” pensai bene di ficcargli in bocca la salsiccia che cominciò a ciucciare e poi a mangiare finché si riprese del tutto.

 

Devo tornare un anno indietro per spiegare che cosa ci facevo all’Istituto Orientale. Sono andato a fare visita all’Istituto ed al terzo piano c’era il Seminario di Francese ma io vista la folla che c’era andai a chiedere anche al seminario di russo dove trovai un bidello gentilissimo tale Carlucci di Torre Annunziata . Mi spiegò la situazione e mi chiese perchè mi ero iscritto all’Orientale e gli risposi che oltre al fatto che mi piacevano le lingue e le culture straniere non avevo nessuna intenzione per il momento di partire militare.

Mi porto in giro per il piano e mi presentò tra glia altri il Professore Laszò Tòth titolare della cattedra di Lingua Ungherese. Una persona gentilissima e disponibilissima che mi spiegò per sommi capi come funzionava il suo corso. Era una persona distinta che mi chiamava Messere. Alla fine del breve colloquio mi spiegò che la laurea non mi sarebbe servita a molto ma che se avessi seguito il suo corso con assiduità alla fine mi avrebbe proposto al Ministero degli Affari Esteri per un corso estivo di lingua all’Università di Debrecen.

Fu così che mi iscrissi al Corso di Laurea in Lingue, Letterature ed Istituzioni dell’Europa Orientale con la lingua ungherese tra le principali.

Frequentai il corso ed appresi tante cose sull’Ungheria ma soprattutto alcune regole grammaticali importanti. Sostenuto il 27 maggio 1970 l’esame del primo anno con la votazione di 27/30 il Professore Tòth mi segnalò al Ministero e la risposta fu positiva.

Il 9 giugno il Ministero mi comunicò che la borse era stata assegnata (erano 54 gli italiani ammessi).

 

Dopo una certa trafila per via del nullaosta militare finalmente il 6 luglio 1970 mi fu rilasciato il Passaporto e rimase solo il tempo di andare al Consolato ungherese di Roma per ottenere il visto.

Ricordo una interminabile fila alla Segreteria al piano terra dell’Orientale. Dopo oltre due ore nella calca e con un caldo pazzesco arrivai allo sportello e chiesi che mi fosse posto un timbro di frequenza sul tesserino universitario che mi sarebbe servito per la Tessera della Gioventù che dava sconti negli Alloggi studenteschi all’estero. L’impiegato mi guardò e rispose: “Non c’è problema basta che mi porti un certificato che deve partire!” Deluso indietreggiai di un passo ma poi afferrai l’impiegato e gli chiesi quale fosse il documento richiesto perchè io conoscevo solo il foglio di via. Mi vide talmente minaccioso che subito mi mise il timbrino richiesto.

Insomma tutto era pronto! Dovevo essere a Debrecen il 15 luglio. Del viaggio ho già raccontato nella prima parte ma non ho raccontato del passaggio della frontiera ungherese ad Hegyeshalom. Prima di tutto il treno era vecchio e malandato rispetto a quelli italiani ed austriaci. Il treno si fermò e tutto intorno strategicamente c’erano militari armati e poi tanto personale della Dogana. Rapido controllo dei documenti e controlli a caso su alcuni bagagli e poi via verso Budapest dove come detto arrivammo distrutti ed affamati.

 

Non so dirvi come o meglio non ricordo con quale mezzo di trasporto arrivammo a destinazione. Ma finalmente arrivammo a Debrecen.

Debrecen è la seconda città più grande dell’Ungheria ed è posizionata ad est a quasi 200 km dalla capitale e a 50 km dalla Romania.

Durante la seconda guerra mondiale la città ha subito enormi danni, dai bombardamenti dell'agosto 1944 la metà degli edifici è stata distrutta. Dalla fine dell'anno cominciò la ricostruzione e fu la sede del Governo Nazionale Provvisorio per 100 giorni.

 

Intanto io esploravo il territorio e visitavo il Grande Magazzino appena inaugurato a Debrecen.

Come dicevo gli italiani erano ben 54 e poi c’erano francesi, tedeschi, finlandesi, austriaci, cecolovacchi, estoni, e rumeni oltre a persone di varie nazionalità provenienti non solo dall’Europa.

Ricordo anche giapponesi. Uno di questi mi tirò di mano una pompa dell’acqua con la quale da dietro una siepe stavo “rinfrescando” delle colleghe francesi che stavano prendendo il sole sul prato. Malauguratamente il tubo di gomma terminava con un fil di ferro arrugginito e mi provoco un profondo taglio tra pollice ed indice ella mano sinistra con grande perdita di sangue che dato il gran caldo mi fece svenire. Fui portato in autoambulanza all’Ospedale che stava a poca distanza sempre nella zona dell’Università.

Ricordo che all’ingresso chiedevano da quale paese provenissi. Facevano questo perché in alcune zone della Russia c’erano stati dei casi di colera e quelli provenienti da quell’area geografica venivano dirottati in un settore particolare.

Ripresomi mi trovai su un lettino con una infermiera che mi accarezzava la testa ed una bellissima dottoressa bionda che mi mise due punti e mi medicò la ferita.

Andai per diversi giorni a trovarla non tanto per la ferita ma per rivederla.

Era troppo bella vi assicuro!

 

Con la mano fasciata alle piscine termali di Hajdùszoboslò

Tra gli italiani oltre noi due napoletani c’era qualche romano, qualche fiorentino ma soprattutto quelli che venivano da Parma e che studiavano a Bologna.

Evidentemente lì sapevano che c’era questa possibilità di fare le vacanze gratis e si erano iscritti al corso di lingua ungherese.

Tranne qualcuno che era già stato in Ungheria a studiare e che parlava bene la lingua il resto ovvero la stragrande maggioranza non aveva alcun interesse particolare.

Ci illustrarono i corsi che avremmo seguito e tra questi i più seguiti erano quello di danza ungherese csiàrdàs e quello di musica popolare.

Una delle prime canzoncine studiate fu DEBRECENBE KENE MENNI (bisogna andare a Debrecen)

Debrecenbe kéne menni – Wikipédia

La canzoncina che invita ad andare a Debrecen da tradurre in italiano

 vedi anche questo simpatico video

Erano previsti anche dei brevi corsi di cucina e visite guidate a fine corso a Budapest, nella grande puszta e a Veszprem e sul lago Balaton

C’erano poi delle feste serali con la musica nella grande sala dell’edificio centrale dell’Università.

A questo punto apro una parentesi e preciso che essendo tornato a Debrecen anche nel 1971 potrei ricordare male chi c’era nel 1970 ma forse solo nel 1971 e non in tutte e due le occasioni.

Detto questo devo interrompere il racconto delle mie prime giornate a Debrecen per chiarire che noi provenivamo dall’Orientale di Napoli una Facoltà dove nell’anno accademico 1969/70 erano successe tante cose.

In Francia c’era stato il ’68 che da noi era scoppiato nel 1969.

L’Orientale era una Facoltà frequentata da 8.000 studenti di cui solo 500 uomini.

Tantissimi gli studenti fuori sede provenienti non solo dalla Campania e dal Sud ma anche da varie parti d’Italia.

In quell’anno a Napoli nell’Università c’erano ancora rigurgiti di goliardismo che tanti giovani di oggi non hanno mai conosciuto.

Da poco stava scomparendo il cerimoniale del cosiddetto “papiello” con il quale il nuovo iscritto doveva professare tutta la sua umiltà davanti agli anziani della Facoltà che in genere erano studenti fuoricorso di ricche famiglie napoletane e non solo.

Essendo soprattutto donne era molto frequentata da universitari di altre Facoltà.

C’era qualcuno che pretendeva di passare avanti perché anziano (numquam facere fila ante segreteriam in latino maccheronico) ma veniva quasi sempre rintuzzato ogni tentativo del genere.

Il pericolo non esisteva per la mensa dove questi signori non mangiavano mai avendo di meglio a casa loro.

All’Orientale la situazione era in continuo cambiamento. C’era un gruppo di studenti maoisti che si opponevano e rivendicavano condizioni migliori sia per la Mensa che per per i posti letto nei pensionati studenteschi per i quali c’era una vera e propria mafia.

Poi c’era qualcuno come me che si era formato nella FGCI e nel PCI ma contavamo davvero poco.

La contestazione contro il PCI era forte e la FGCI aveva appena deciso di sciogliersi nel movimento.

Comunque la Facoltà era abbastanza funzionante e frequentata.

C’era pericolosamente uno strapotere di alcuni professori ( i famosi Baroni) che facevano il bello ed il cattivo tempo nei loro seminari dove avevano come loro assistenti persone che dovevano essere sempre a disposizione del professore e della sua corte.

Le studentesse dovevano piegarsi spesso ai loro voleri se volevano superare qualche esame chiave per la laurea ed essere seguite per la tesi di laurea.

Tutto questo veniva lentamente a galla soprattutto nel seminario di francese dove ci fu una sollevazione generale dei circa tremila studenti di francese.

Il Professore legato ad ambienti della destra missina per impedire un’assemblea che richiedeva la sua cacciata fece arrivare il Facoltà decine di teppisti i famosi mazzieri del MSI napoletano.

Il giorno dell’Assemblea al terzo piano ci furono le barricate per non far entrare i fascisti che infuriati ruppero di tutto mentre dal terzo piano (con gli ascensori bloccati per prudenza) veniva gettata in terra la schiume degli estintori.

La polizia non intervenne ma le cose cambiarono con la fuga del Professore G. che fu prima sostituito temporaneamente e poi definitivamente mandato in pensione.

Nella cacciata dei fascisti ci distinguemmo noi di sinistra e da allora non ci fu più nessun ostracismo verso di noi nel comitato di lotta della Facoltà.

Una ventata di libertà ci travolse tutti. Partecipavamo a tutte le manifestazioni per il Vietnam ed antiimperialiste del movimento studentesco.

All’Orientale il goliardismo non esisteva più e i rapporti con le ragazze erano fraterni e nel complesso ottimi.

 

A Debrecen c’erano tutte le premesse per passare una bella vacanza e apprendere qualcosa di più dell’Ungheria.

C’erano alcuni italiani che erano già stati lì negli anni precedenti e che erano completamente a loro agio come Ezio B. e Gianni G.

In effetti la prima settimana fu abbastanza divertente con divertenti siparietti con un giovanissimo giornalista spagnolo di San Firmin (il paese dove liberano i tori nelle strade e poi scappano per non farsi incornare). Ogni sera si impomatava ed usciva dicendo: “Esta noche, noche de passion, noche de luxuria!” ma poi tornava in camera sempre triste.

C’era Alfredo il romano che metteva in giro la notizia che dietro gli alberi del parco c’erano poliziotti in borghese che ci sorvegliavano. Diceva sempre “Sarà chiamata anche la polizia!”.

Ma le cose non andavano benissimo. C’erano le ragazze rumene che chiedevano a noi di dire che erano italiane perché c’era tensione con gli ungheresi.

La sera c’era una specie di pub dove si andava a bere qualcosa e si ballava.

C’erano studenti russi che alloggiavano in un edificio vicino (e che non facevano parte del nostro corso) che venivano presi in giro ed al quale molti cantavano la canzone Kalinka che era stata però ribattezzata Palinka che sarebbe l’acquavite ungherese.

Insomma di giorno pochi studiavano e la notte si scatenavano soprattutto negli scantinati dove c’erano tavoli da ping pong e spazi vuoti.

Bastava un giradischi e la festa impazzava.

Qui si distingueva un personaggio parmense Claudio M. che ha tre anni più di me che spalleggiato da un suo amico Fulvio M. da pochissimo congedatosi da sottufficiale dell’esercito faceva cose esageratamente sconcie come ballare il limbo passando sotto l’asticella nudo con diversi dischi a 45 giri infilati nel pene.

Aveva soggiogato una non giovanissima ragazza olandese che costringeva a fare cose a livello del quartiere a luce rossa di Amsterdam.

Ma tutto questo lo facevano passare per goliardia.

Nelle stanze di fronte alle nostre non vedevamo mai nessuno ma c’erano dei giovani vietnamiti che scoprimmo che erano giovani ufficiali vietnamiti che stavano in Ungheria per studiare nella attigua facoltà di medicina e che la mattina presto facevano ginnastica appesi ai tubi delle doccie e corsa e flessioni nel parco.

Un altro mondo!

La situazione precipitò quando il citato parmense Claudio M. cominciò a predicare la sua fede politica.

Era un nazi-maoista più nazista che altro.

Il colmo lo raggiunse circa una settimana dopo l’inizio dei corsi quando giunse in ritardo un giovane torinese di nome Ugo Rosenthal o Rosental della famiglia ebrea di editori.

Il nazista tiro fuori un libricino dove c’erano gli elenchi di tutte le famiglie ebree d’Italia e fece una specie di interrogatorio del poverino che confermò la sua origine ebrea.

La notte stessa andò in compagnia di amici a bussare alla finestra a pianterreno del poverino con giornali accesi in mano e dicendo che voleva fare un pogrom.

Questo l’abbiamo saputo la mattina dopo quando il povero ragazzo se ne era già andato via e non facemmo in tempo ad esprimergli la nostra solidarietà.

Da quel momento il gruppo italiano si spaccò del tutto per distinguersi dal gruppetto fascista.

I francesi capirono la situazione e cessarono di pretendere che fossimo noi a parlare francese con loro perché tanto capivano benissimo l’italiano.

I francesi fino ad allora facevano gruppo a sè ma poi si aprirono con alcuni di noi.

Fra le francesi c’era Armelle A. che era della costa azzurra e diverse ragazze di Lille che cominciarono a frequentare gli italiani “buoni”.

C’era Peter un ragazzone slovacco che apparteneva alla minoranza ungherese della Slovacchia che mi parlava in latino . Delle belle e sofisticate donne austriache che di tanto in tanto si univano a noi.

Arrivo nel gruppo anche Marta D.P. una ragazza romana appena laureata e ancora stanca e stressata dalle fatiche della laurea.

C’era poi anche una simpaticissima ragazza tedesca con la frangetta di nome Damaris E. che cavalcava benissimo e che so essere diventata un bravissima veterinaria di Monaco di Baviera. Era una simpatizzante trotskysta come me.

Le ragazze di Parma numerosissime che fino a qualche giorno prima ci frequentavano si chiusero a riccio.

C’era poi una ragazza di Bologna tale Mariella (sempre seguita da Sergio il fiorentino che la corteggiava senza risultato alcuno ) che giocando a ping pong accettò la corte di un vietnamita con il quale ebbe una breve relazione amorosa della quale raccontava disinvoltamente affermando che era bravissimo ma non sapeva che gli orientali non baciano ma annusano cosa che le aveva dato un certo fastidio perché sembrava il suo cane.

Dulcis in fundo ci fu una partita di calcio tra una formazione mista del corso di studi e la locale squadra di calcio allora di serie B del Debrecen.

Perdemmo 11 a 0 la partita giocata nel campo di calcio cittadino ma con un’erba altissima che impedì ad Alfredo di segnare il rigore generosamente assegnato dall’arbitro alla nostra squadra nel finale di partita.

Alfredo il romano stanchissimo tirò rasoterra ma la palla fermata dall’erba non arrivò neanche alla porta.

DEBRECEN

1971 Piscine termali di Hajduszoboszlo

Io a Budapest con i colleghi italianiMarta di Roma, Rossella di Bologna e Sergio di Firenze agosto 1970

con colleghi francesi e lo spagnolo Pepe di San Firmin

 

BUDAPEST 

Vedi sotto il video del 1° Maggio 1973 a Budapest

IO C'ERO!

12 dicembre 1972: testimone ad un matrimonio italo ungherese

Nella mia stanza a Boraros Tèr

CAPODANNO 1972

IO ERO IL CLOWN

Nella birreria SOROZO lavorava la figlia dell'addetto alla caldaia Varga Lajos. 

REGALO DI VARGA LAJOS

Quando dovevo tornare a Napoli nel 1973 per il matrimonio di mio fratello fece un bellissimo portagioie in legno con sopra veduta di Budapest.

Lo regalai a mio fratello ma andò persa nel furto della sua auto pochi giorni dopo.

Ho abitato nel 1973 e 1974 nella casa per studenti stranieri di Maros utca a Budapest

A fianco c'era la Clinica ebrea. Per un lunghissimo periodo il pomeriggio dopo le 17.00 c'era un uomo di una trentina d'anni che stazionava fuori da questo edificio anche sotto la pioggia. Dopo un'oretta andava via.

Mi hanno detto che si trattava di un signore ebreo che da bambino aveva visto per l'ultima volta i suoi genitori che dalla finestra che gli facevano segno di aspettare. I suoi genitori non sono mai tornati a casa!

Dalla mia stanza vedevo il giardino della clinica ebrea di Maros utca

Ricordo del Dr. Bushra del Sudan. Nella foto non è lui che aveva qualche anno di più ma con una tuta simile fu fermato dall'alba di un giorno d'autunno dalla Polizia.

La storia è questa!   Delle vecchine andavano a messa nella vicina chiesa in fondo alla strada Hanno visto nella nebbia una figura che che correva nel parco

Dopo diversi avvistamenti segnalati al prete intervenne la Polizia che bloccò il Dr. Bushra che viveva nella casa per stranieri con la sua famiglia. Si teneva in forma andando a correre nel parco.

Chiarito l'equivoco fu rilasciato. Andai a trovarlo per solidarietà. Era un dermatologo e nel suo paese allora c'erano solo 2 dermatologi. Uno nella capitale e lui nel sud del paese. 

Il suo studio che mi mostrò in una foto era una capanna.    Bella persona!

La chiesa in fondo alla strada. Fuori c'erano sepolti anche un paio di persone uccise nel 1956 dai soldati russi. 

1988 la chiesa con mio figlio

MOSZKA tèr

estate 1974 con NUNZIO DELLA MURA lungo i Danubio

A NAPOLI

seconda tesi di laurea in Scienze politiche (INCOMPLETA LA TESI E LA LAUREA MAI COMPLETATA)

I MOVIMENTI POLITICI DI ESTREMA DESTRA IN UNGHERIA NEGLI ANNI '30

Premessa
Esistono divergenti opinioni
sul reale carattere fascista dei
movimenti e dei regimi
sviluppatisi in diversi stati
dell'Europa orientale nel
primo dopoguerra. In
particolare su quelli
sviluppatisi in Ungheria,
Jugoslavia e Romania ma
anche su quelli in Polonia e
Bulgaria. A parte le naturali
differenze con il fascismo
italiano ed il
nazionalsocialismo tedesco
appare subito chiaro che non
fosse applicabile al regime di
Horthy la definizione di
fascismo data da Dimitrov al
VII Congresso del Komintern
secondo cui il fascismo non è
altro che una
"dittatura terroristica aperta
degli elementi più
reazionari,piu sciovinisti e
piu imperialisti del capitale
finanziario". Solo all'inizio
degli anni settanta una serie
di studiosi ungheresi
.cominciarono a contestare la
applicabilità di questa
definizione al regime di
Horthy ed hanno cercato di
colmare con approfonditi
studi e ricerche il vuoto ed il
ritardo con cui ci si e
cominciato ad occupare del
problema. La conoscenza
approfondita di questi
movimenti è fondamentale
per ogni tentativo di
conclusione del dibattito in
corso. Si tratta quindi di un
discorso aperto come sostiene
Renzo De Felice che sostiene
anche che i problemi che tale
discorso affronta e va
mettendo in luce
costituiscono un momento
importante e decisivo non
solo per il progresso degli
studi sul fascismo,ma per una
giusta comrensione di molti
aspetti assai importanti della
storia contemporanea europea
e indirettamente anche dei
paesi extraeuropei.

CAPITOLO PRIMO
Varie fasi della restaurazione dopo la caduta
della Repubblica dei Consigli c la fine della
guerra. Situazione economica, politica e
sociale sotto il sistema dell'ammiraglio
Miklos Horthy. Organizzazioni fasciste o
nazionalsocialiste negli anni '30 e '31 e loro
tentativo di penetrazione nelle campagne.
CAPITOLO SECONDO
Partito Operaio Nazionalsocialista
Ungherese ai Zoltan Boszormény. Partito
Nazionalsocialista dei braccianti agricoli e
degli operai di Zoltan Mesko. Scissioni.
Partito Nazionalsocialista Ungherese del
conte Festetich.
CAPITOLO TERZO
Composizione sociale degli iscritti ai
movimenti fascisti. Tentativi di colpo di
Stato. Szalasi e il Partito della Volontà
nazionale. Brevi conclusioni.

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